Unione energetica Ue: quali sono le prospettive per le PMI?

Pubblicato mercoledì 09 mar 2016 alle 12:36PM in Energia

Con l’arrivo della “bolletta 2.0”, tutte le imprese sperano che si possa velocizzare il processo che porta ad un mercato unico dell’energia a livello europeo: se ne parla ormai da tantissimo tempo, ma una politica energetica comune per tutti gli stati membri dell’Ue ha delle difficoltà a decollare, perché non si riescono ad armonizzare tutti i quadri normativi nazionali.
La politica energetica comune affonda le sue radici sul tema del cambiamento climatico e sulla continua dipendenza energetica da altri paesi, e ha come obiettivo quello di far diventare l’Europa una zona a basso consumo di energia, una energia sicura, sostenibile e prodotta localmente. In questo contesto, le competenze devono essere condivise e le collaborazioni tra le imprese devono essere incoraggiate. Ed è attraverso il pacchetto Energy Union che il Parlamento Europeo vuole accelerare i tempi di questo cambiamento.

Con l’Energy Union, Bruxelles abbozza un quadro del mercato europeo che è in grado di generare un risparmio importante per i consumatori, risparmio che si traduce in circa 40 miliardi di Euro l’anno. Inoltre con l’unione energetica si può ridurre la dipendenza dell’Europa dalle altre potenze: oggi l’Europa, infatti, importa circa il 52% del proprio fabbisogno energetico per una spesa complessiva che si aggira intorno ai 400 miliardi di Euro.

Non è difficile immaginare come la voce energia tra i costi di un’azienda sia di fondamentale importanza - soprattutto per le PMI e per le imprese artigianali – e in questo contesto si rende necessario specificare una politica di riduzione dei costi energetici, che ha lo scopo di aiutare il sistema economico a posizionarsi sui mercati internazionali in maniera migliore.

Non solo per le aziende, il tema del contenimento dei costi dedicati all’energia è centrale anche per le famiglie: pagando l’energia di meno, infatti, le famiglie possono aumentare il loro potere di acquisto a beneficio dell’economia nazionale. Se facciamo una fotografia allo stato attuale delle cose, notiamo che la riduzione dei costi energetici ha impattato solo minimamente il risparmio dei consumatori: anche se il prezzo del petrolio è ai minimi storici, nel 2015 le famiglie hanno risparmiato per l’elettricità circa 8 Euro e per il metano, invece, il risparmio è stato di circa 57 Euro.
Risparmi molto bassi, dunque, che posizionano l’Italia tra i paesi più dispendiosi in Europa quando si parla di energia, che non incoraggiano il potere di acquisto delle famiglie e non supportano la produzione delle piccole e medie imprese.

La transazione energetica è uno dei nodi più importanti trattati dall’Energy Union: si parla di liberalizzazione dell’elettricità e del gas per l’Europa, che però non si è sviluppata in maniera univoca per tutti i paesi dell’Unione e che non ha determinato un vantaggio per i consumatori.
L’Ue si pone l’obiettivo - molto richiesto anche dal mondo artigianale - di rendere i mercati energetici più chiari, di riformarli e adeguarli alle fonti rinnovabili, di trovare una formula per fare in modo che il gas rimanga centrale nel mix energetico europeo, di rendere comune il prezzo della CO2 per la produzione di carbonio e di fare in modo che tutti gli Stati membri accolgano le stesse norme e le stesse soluzioni.

Questi temi sono tutti di fondamentale importanza, soprattutto se vengono letti in vista delle future trasformazioni che il settore energia si sta preparando a vivere, e che riguardano il passaggio dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, dalla produzione centralizzata dell’energia a quella decentralizzata, senza dimenticare l’eliminazione degli oneri di sistema che gravano sul consumo finale trasferendo gli incentivi sulla fiscalità generale.
Questo ultimo punto rappresenta un tasto dolente per il settore energia in Italia. Oggi le PMI, infatti, sopportano una tassazione sulle bollette pari al 37% e del 34% per quanto riguarda rispettivamente l’energia elettrica e il metano. In Europa questi dati si fermano al 32% e al 23%.
Complessivamente, il peso impositivo dell’energia nel Bel Paese è del 2,9% sul Pil (era del 2,5% nel 2000) mentre si ferma tra l’1,5% e l’1,8% in stati come la Spagna, la Germania e la Francia.

A far crescere il gap con il resto d’Europa contribuiscono gli incentivi alle rinnovabili, calcolati a fine 2015 intorno ai 12 miliardi di Euro, di cui 10 sono pagati direttamente in bolletta. Una riforma delle politiche energetiche si rende quanto mai urgente.

Per avere maggiori informazioni contattare Artigiancassa.

Autore:
redazione


Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono chiusi.