Open innovation: PMI e startup unite per la crescita del Pil

Pubblicato martedì 12 gen 2016 alle 06:08PM in Innovazione

Open innovation. Si chiama così la nuova nozione di innovazione del contesto economico di cui siamo spettatori, secondo la quale le imprese possono e devono aprirsi oltre i confini aziendali per stimolare crescita e sviluppo. L’auspicio è il seguente: le PMI devono instaurare delle partnership e collaborare con giovani realtà imprenditoriali, cioè con le startup, per far crescere il Pil italiano.

Questa tesi è confermata da una recente ricerca condotta dalla società Accenture su un campione di oltre 2 mila business men in 20 paesi nel mondo, la quale afferma che dall’unione di imprese e startup si potrebbero ricavare 35 milioni di Euro, equivalenti ad una spinta del Pil di 1,9 punti.

Che la suddetta collaborazione sia importante e necessaria non c’è dubbio, come non c’è dubbio che la sua realizzazione sia ancora lontana. Le imprese sono sempre più convinte che aprirsi a realtà giovani, competitive, innovative e soprattutto digitali sia la chiave di volta per il proprio business, ma sono altrettanto convinte che è difficile proprio in termini operativi avviare tale processo: come collaborare? Quali sono i modelli di partnership da adottare? Questi sono gli interrogativi che oggi si fanno gli imprenditori e gli startupper che vogliono fare propri i paradigmi dell’open innovation.

Ovviamente, all’interno di tale trasformazione è necessario che gli attori in campo scendano dalle loro posizioni e trovino un compromesso per ovviare alle differenze di cultura manageriale. Entrambi gli imprenditori, sia “vecchi” che “giovani”, devono poter trarre vantaggio da questa collaborazione, in un’ottica di quella che in gergo si chiama win-win: mettere a fattor comune le competenze, operare in maniera sinergica, sfruttare ogni alternativa e, soprattutto, avere gli stessi obiettivi e camminare accanto per raggiungerli.

Tra gli obiettivi della collaborazione tra PMI e startup c’è sicuramente – come già accennato – l’incremento del fatturato per entrambe le realtà, come testimoniano le attività che hanno già nesso in moto una logica di open innovation. E sempre secondo il Digital Collaboration Index di Accenture, le attese esprimono dei dati importanti: a livello mondiale la collaborazione tra grandi aziende e startup avrebbe un effetto sul Pil pari a 1.450 miliardi di dollari, per un incremento di 2,2 punti percentuali. Possiamo quindi affermare che l’open innovation è come un leone in gabbia che non aspetta altro di essere liberato per esprimere tutta la sua potenza.

Concretamente, cosa si può fare per rendere una cultura orientata alla open innovation? Quali sono i modelli di partnership? Quali sono i cambiamenti che le parti in gioco devono attivare?

Due le possibili strategie da intraprendere, una per le PMI e una per le startup.
Le aziende dovrebbero:

•    Prevedere una strategia precisa che preveda degli obiettivi condivisi in modo da ottimizzare gli sforzi e le risorse delle parti in campo;
•    Finanziare le idee in una fase iniziale di sviluppo;
•    Sostenere e promuovere una cultura dell’intraprenditorialità e stimolare l’integrazione delle due realtà anche con programmi di affiancamento ad hoc.

Le startup, invece, dovrebbero:

•    Capire quali sono i bisogni delle aziende con le quali hanno intenzione di fare business e quali sono le necessità del mercato di riferimento;
•    Fare propria una cultura imprenditoriale più tradizionale che preveda tempi decisionali più lunghi;
•    Avvalersi del sostegno di professionisti e tutor che possono essere utili nel processo di collaborazione;
•    Affacciarsi alle imprese al momento adeguato, ossia quado il progetto ha avuto successo in una prima fase di ideazione per cui ha tutte le carte in regola per avere successo sul mercato.

Per quanto riguarda l’Italia è necessaria una precisazione. Oltre a tutto il percorso sopra descritto, il nostro paese deve prima di tutto armonizzare la politica industriale con una cultura dell’innovazione e della digitalizzazione. La strategia da seguire è quella di investire maggiormente nel digitale, valorizzare i comparti all’avanguardia ed eccellenti della nostra economia - come l’artigianato Made in Italy - e superare i limiti culturali che ci sono.

Concludendo, quello che deve animare le aziende in questo percorso verso una economia più “aperta” è la necessità di servirsi delle startup, non solo più semplicemente finanziandole, ma per creare un processo di innovazione continua e partecipata da estendere in reti sempre più grandi per renderla accessibile a tutti.

Ci auguriamo che in futuro non molto lontano la open innovation possa davvero diventare il nuovo paradigma di comportamento imprenditoriale in grado di creare nuova ricchezza.

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Autore:
redazione


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