Il risveglio del mercato dell’automobile

Pubblicato giovedì 21 apr 2016 alle 05:33PM in Trasporti

Indietro agli anni della Fiat Ritmo. Accadeva solo un anno fa, quando i dati 2014 delle immatricolazioni di vetture riportavano l’Italia ai valori del 1978-79. E gli oltre trent’anni di retromarcia nei consumi quasi raddoppiavano nei volumi della produzione nazionale, che nel 2014 scendeva ai quantitativi di auto realizzati tra il 1958 e il 1959. Ancora un anno fa quella dell’auto appariva come la porzione più buia del lungo tunnel della crisi italiana. Il tunnel di un declino che combinava debolezze e diseconomie nostrane a scenari settoriali di incertezze e di difficoltà a livello globale. Così fino al 2014. Poi, nel 2015 qualcosa è cambiato. Il risveglio dell’auto si è affermato tra le non molte motrici della moderata ripresa dell’economia italiana. Vera gloria? Svolta strutturale? Si vedrà. Intanto, l’occasione per alcuni numeri e qualche riflessione.

Il risveglio dell’auto sperimentato in Italia nel corso del 2015 ha almeno due dimensioni. La prima è quella del mercato interno. C’è stato un significativo recupero delle immatricolazioni, risalite intorno agli 1,6 milioni di vetture dagli 1,3 milioni del minimo della crisi. Proiettando i dati più recenti, il 2016 potrebbe riavvicinarsi a quei due milioni di immatricolazioni all’anno che rappresentavano la media degli anni 1995-05. Gli italiani sono tornati a cambiare auto. Nel 2015 è bastato un piccolo miglioramento dello 0,8% del potere d’acquisto a spingere le famiglie ad avviare quel rinnovo del parco auto nazionale atteso da tanto tempo. Per memoria, l’età media delle quattro ruote sfiora in Italia i dieci anni ed è la più alta in Europa. Da noi un’auto su sette ha più di venti anni. La speranza è che il risveglio del mercato corrisponda all’uscita dalla circolazione di milioni di veicoli inquinanti ed obsoleti. Redditi permettendo, anche gli italiani cominciamo a guardare agli scenari dell’auto del futuro, più sostenibile e più sicura. Un primo passo, nel cammino di innovazione che nell’orizzonte 2030-35 potrà condurci ad un mondo di vetture “shared & autonomous”.

Seconda dimensione del risveglio italiano dell’auto è quella della produzione nazionale. È questo il fronte delle novità maggiori. Nel 2015 il numero di auto prodotte in Italia è risalito di 2/3 in un anno, da 400 a oltre 660mila unità. Le esportazioni sono raddoppiate da 189mila a 386mila vetture mentre sono cresciute da 439mila a 676mila nel totale degli autoveicoli. Nel 2015 il rapporto tra esportazioni e produzione di autoveicoli è salito al 67%, il livello di gran lunga più elevato dal 1950. In valore, l’export italiano di autoveicoli è passato dai 28 miliardi del 2014 ai 33 miliardi del 2015 a cui vanno aggiunti 12 miliardi di parti e accessori. Da soli, gli autoveicoli hanno spiegato oltre un terzo dell’incremento totale dell’export manifatturiero del Paese.

Il risveglio dell’auto si è riflesso sull’andamento del credito alle imprese. Il cavallo ha ricominciato a bere. A fine 2015 i finanziamenti per cassa al settore della “fabbricazione di autoveicoli e altri mezzi di trasporto” sono risaliti a 9,5 miliardi di euro, la metà in più del minimo storico toccato alla metà del 2014. Con tutte le cautele del caso, i dati del 2015 accendono una luce sulla possibilità di ritagliare all’Italia uno spazio nel complicato scenario delle catene globali del valore del settore “automotive”. Tanti sono i rischi e le debolezze che rimangono. A cominciare dagli eccessi di concentrazione: un solo grande produttore e un mercato di riferimento per l’export – quello americano – che è nuovo e lontano. Più tutte le rimanenti diseconomie esterne che talvolta continuano a penalizzare la scelta dell’Italia come sede di nuovi investimenti a vantaggio di paesi con culture motoristiche pur meno radicate.

Consolidare il risveglio dell’auto richiederà l’impegno da parti di molti. Dei grandi campioni leader di filiera come delle tante piccole e medie imprese innovative che formano l’ossatura della nostra componentistica. I conti e i piani di questi protagonisti lo suggeriscono già oggi. Nella trasformazione dell’auto da mero veicolo di trasporto a piattaforma personalizzata di servizi in mobilità c’è spazio per un alto artigianato, magari digitale, in cui l’Italia può dire molto. Non solo economie di scala, vantaggi di costo, ma anche tante economie di scopo, e spazi per continue personalizzazioni. Per andare dalla Ritmo al Renegade, e oltre.

Resta aggiornato sull'andamento dei mercati, iscriviti a Mestiere Impresa e fai crescere il tuo business.

 

A cura di Giovanni Ajassa – Direttore Responsabile Servizio Studi di BNL – Gruppo BNP Paribas.

Autore:
redazione


Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono chiusi.