Un sorvegliato speciale: il debito del settore privato

Pubblicato lunedì 14 ago 2017 alle 11:07AM in Credito

Un sorvegliato speciale: il debito del settore privato. Leggi l'approfondimento del Servizio Studi BNL

Tra le ragioni della modesta crescita del credito nell’area euro (+2,6% a/a a maggio), a dispetto del favorevole contesto macroeconomico, vi è l’elevato indebitamento che famiglie e imprese hanno raggiunto in alcuni paesi negli anni precedenti la crisi finanziaria. Proprio per gli effetti che tale fenomeno comporta sull’andamento generale dell’attività economica, il rapporto tra debito del settore privato e Pil rientra tra gli indicatori sorvegliati nell’ambito della Procedura degli Squilibri Macroeconomici (MIP): viene infatti considerato una misura della capacità di rimborsare il debito nel medio e nel lungo periodo. Nell’intera area euro il livello di questo indicatore era salito dal 110 al 147% tra il 1999 e il 2009, posizionandosi dal 2007 oltre il 133%, quota individuata come critica. Per numerosi paesi l’incremento è risultato decisamente superiore rispetto a quello registrato in media nell’area euro, con aumenti che nel caso di Grecia, Portogallo, Estonia e Spagna sono risultati superiori ai 70 p.p. Unico paese in controtendenza risulta la Germania per la quale si rileva una sistematica diminuzione dell’indicatore passato nel decennio dal 120 al 113% e, a partire dal 2014, sotto quota 100.

Per la maggior parte dei paesi la contrazione dei debiti è cominciata solo all’indomani della crisi. Nell’area euro il debito del settore privato rispetto al Pil è sceso nel 2016 al 140% (dal picco del 147% del 2009) con un ampio intervallo di variazione tra le diverse economie. Riduzioni consistenti hanno riguardato la Spagna (-54 p.p., la metà della crescita registrata tra il 1999-2009), le Repubbliche Baltiche (-36 p.p. in media) e il Lussemburgo (-76 p.p.); per Malta, Portogallo e Slovenia il calo si è attestato a oltre 30 p.p. Per contro, il livello delle passività non ha registrato ridimensionamenti rilevanti in paesi pure con un livello di debito privato molto elevato (oltre 200%) come Irlanda, Cipro e Paesi Bassi. In costante aumento invece l’andamento registrato in Belgio (a 183 nel 2016), Francia (147), Slovacchia (82) e Finlandia (152).

Il rapporto tra debiti privati e Pil, nonostante la tendenziale correzione degli squilibri avvenuta negli anni recenti, presenta una situazione di attenzione in molti paesi della Uem e soprattutto risulta molto eterogeneo, con rapporti che variano tra il 56% (Lituania) e il 350% (Cipro). Solo in quattro paesi il rapporto si colloca al di sotto del 100% (Lituania, Slovacchia, Lettonia e Slovenia), dieci paesi risultano al di sopra del 133%. Secondo la Bce la numerosità dei paesi con un livello di passività ancora elevato nel settore privato lascia supporre che nel prossimo futuro in alcune economie potrebbe essere ancora necessaria una riduzione sostanziale del leverage. 

L’indagine Bce sui bilanci delle famiglie offre diverse misure del loro grado di esposizione, anche articolate per fasce di reddito: livello complessivo di indebitamento e quota del servizio del debito sul reddito disponibile sono alcuni degli indicatori monitorati al fine di valutare la capacità di far fronte ai propri impegni finanziari. In base alla quota di debito rispetto al reddito disponibile si osserva una condizione di vulnerabilità per i nuclei familiari di Irlanda, Spagna, Cipro, Paesi Bassi e Portogallo. Il dettaglio per classi di reddito evidenzia una situazione particolarmente critica tra le famiglie con le entrate più basse di Grecia, Spagna, Cipro, Paesi Bassi e Portogallo, mentre in Germania, Francia  e Irlanda sono le famiglie delle classi di reddito più alte quelle che presentano rapporti particolarmente elevati.

Uno sguardo alla quota del servizio del debito sul reddito disponibile offre una misura più immediata della capacità di far fronte agli impegni finanziari. In questo caso si notano situazioni di criticità per le famiglie meno abbienti di Estonia, Grecia, Cipro e Slovenia: per questi paesi l’indicatore mediano supera il 60% delle entrate delle famiglie rispetto a un livello del 27,5% per l’intera area euro.  

Per le imprese non si dispone di statistiche altrettanto dettagliate malgrado i prestiti al settore rappresentino la parte prevalente del debito privato. Nell’area euro il peso dell’esposizione delle società finanziarie sul totale del debito privato complessivo risulta infatti pari al 58%, percentuale intorno a cui si aggira la quota della maggior parte dei paesi Uem. Da tale livello si discostano ampiamente Cipro, Irlanda e Lussemburgo, paesi per i quali i prestiti infragruppo portano la quota intorno all’80%, e la Germania dove sono invece i prestiti alle famiglie a costituire la parte prevalente del debito privato (53%). 

Le ricadute dell’indebitamento sulla crescita economica 

Al di là dei settori detentori del debito, ciò che rileva maggiormente sono gli effetti sfavorevoli che un livello elevato di passività può determinare sulla crescita economica: un’ampia letteratura evidenzia come una misura equilibrata di debiti favorisca capacità di spesa e sviluppo mentre un eccesso di indebitamento determini un generale ridimensionamento di investimenti e consumi che finisce per incidere negativamente sulla dinamica del Pil. Ricerche empiriche suggeriscono come per le imprese il livello di indebitamento sostenibile non dovrebbe superare il 90% del prodotto interno lordo  e l’85% per le famiglie. Le ricadute sfavorevoli di un indebitamento eccessivo risultano amplificate anche dalla stretta creditizia che solitamente si associa a fasi negative del ciclo economico: quote crescenti di crediti deteriorati e ritardi nella gestione di un indebitamento elevato rischiano di generare una spirale negativa che sarebbe invece opportuno prevenire. L’esperienza europea evidenzia come la lunga fase di debole crescita abbia lasciato pesanti eredità nei bilanci del settore bancario: l’incidenza dei non-performing loans sul totale dei crediti nei gruppi vigilati Eba nel I trimestre  di quest’anno presentava valori a doppia cifra in sette paesi rispetto a una quota media dell’area al 4,8%.

Per contro, non mancano conferme degli effetti positivi del processo di riduzione del leverage: un ridimensionamento significativo e realizzato in tempi relativamente brevi4 tende a produrre effetti positivi sul Pil nel medio periodo. Lo conferma l’esperienza di Estonia, Irlanda, Spagna, Lettonia, Lituania e Slovenia, paesi in cui a una rapida riduzione dell’indebitamento ha fatto riscontro un aumento del Pil pro capite in termini reali. Molteplici le vie che hanno portato alla diminuzione del rapporto: in Italia, Spagna, Slovenia, Portogallo e Grecia il risultato è stato raggiunto soprattutto grazie a un deleverage attivo vale a dire tramite rimborso o cancellazione del debito anche se negli ultimi due paesi il risultato è stato mitigato da un contestuale calo del Pil nominale. In Lettonia, Cipro, Lituania e Paesi Bassi il miglioramento è risultato dalla combinazione di un calo del debito e di un aumento del Pil nominale; in Germania, Estonia, Irlanda, Malta e Austria si è realizzato esclusivamente per la crescita economica. Un aiuto alla riduzione della leva finanziaria è venuto anche dalla sensibile diminuzione della spesa per interessi che nell’intera area, rispetto al reddito disponibile, tra il 2008 e il 2016 è passata in media dal 4,1% allo 0,9% per le famiglie e dal 19,4% al 6,5% per le società non finanziarie mostrando in entrambi i casi un’ampia eterogeneità tra i paesi.

Il ritorno di rischi passati

La prudente ripresa del ritmo di crescita dei prestiti nell’area euro assume un connotato positivo se confrontata con la nuova emergenza che stanno sperimentando Regno Unito e Stati Uniti a causa del credito “facile”. Le autorità inglesi sottolineano i potenziali rischi per il sistema bancario dovuti a una  dinamica troppo vivace del credito al consumo (+10,3% a/a a maggio) che sta contribuendo ad esporre le famiglie a un livello di indebitamento superiore a quello del 2008. Il Financial Policy Committee ha di recente stigmatizzato la pericolosità di prestiti a tasso zero e la Financial Conduct Authority evidenzia come siano oltre 3 milioni i cittadini britannici che pagano sull’indebitamento con carte di credito più di interessi e spese che quota capitale vivendo in una condizione di stabile indebitamento. Su questa tipologia di finanziamento l’esposizione del sistema bancario ha raggiunto i 67 miliardi di sterline (superando il livello raggiunto nel 2008) e i relativi deteriorati  ammontano a £19 mld. Secondo l’Office for National Statistics poco meno di un quarto delle famiglie ha un debito sulle carte di credito che non riesce a onorare, con un’esposizione media di 1.700 sterline per almeno la metà dei debitori.

Negli Stati Uniti nel I trimestre di quest’anno il debito delle famiglie ha raggiunto i $15.151 mld, 500 mld in più di dodici mesi prima e del 10% superiore ai livelli del 2013. Pur in assenza di particolari tensioni sulla sostenibilità del debito delle famiglie, anche negli Usa è il credito al consumo a destare preoccupazione: in particolare i finanziamenti per l’acquisto di autovetture che risultano in aumento del 70% rispetto al 2010. In passato proprio i default su questa tipologia di prestiti hanno guidato le sofferenze nel credito al consumo e le insolvenze della componente subprime, a gennaio scorso, hanno raggiunto il 9%, il tasso più elevato degli ultimi otto anni.

A cura di Carla Russo - Servizio Studi BNL Gruppo BNP Paribas.

 

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