Crollo del prezzo del petrolio: indici così bassi non si vedevano da 12 anni

Pubblicato mercoledì 13 gen 2016 alle 12:54PM in Energia

Erano 12 anni che non si registravano questi dati: il prezzo del petrolio – come molti già sanno – ha toccato proprio in questi giorni i minimi storici dell’ultimo decennio, scendendo sotto i 32 dollari al barile. Le motivazioni devono essere ricercate in una complicata rete di interconnessioni tra fattori economici e geopolitici che coinvolgono, immancabilmente, tutti i paesi del mondo. E anche se si riuscisse a trovare il bandolo della matassa, non è detto che la risposta risulti univoca, universale e assoluta.

Gli esperti del settore hanno guardato alla crisi economica cinese come a una delle cause del crollo del greggio. La svalutazione dello yuan, infatti, ha senza dubbio giocato un ruolo importante in questa partita, lo dimostra anche il fatto che l’inizio della settimana per i mercati cinesi non è stato di certo dei migliori.

Se queste sono le premesse del 2016, gli ottimisti dovranno presto cambiare rotta e rassegnarsi all’idea che stiamo andando incontro ad un futuro incerto e parecchio buio, senza contare il fatto che si fanno sempre più lontane le ipotesi di un recupero della domanda di petrolio. Facendo una breve stima, giornalmente l’offerta di greggio supera la domanda di circa 2 milioni di barili.

Sembrerebbe quasi naturale pensare di diminuire la produzione, almeno in questo momento in cui tutto sembra andare al rallentatore, ma l’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) non ha voluto tagliarla. In questo scenario gli States (il primo consumatore di greggio al mondo) hanno prodotto senza mai fermarsi olio di scisto - tipo di petrolio non tradizionale che viene creato dai frammenti delle rocce di scisto bituminoso - a fronte di un piano da parte dell’Arabia Saudita di contrastare questo fenomeno e produrre petrolio ad un prezzo più basso. Questo meccanismo può continuare all’infinito: gli arabi, che da sempre hanno imposto il prezzo del petrolio sul mercato, si trovano ad abbassarlo per eliminare i produttori di olio di scisto, che però a loro volta non fermano la produzione, continuano a crescere mettendo i primi di fronte ad una eventualità non calcolata per cui difficilmente gestibile senza far crollare tutto.

Se a grandi linee questo è lo scenario mondiale, quali sono i risvolti del crollo del prezzo del petrolio in Italia?
Con il crollo del prezzo del petrolio, aziende e famiglie si trovano a risparmiare sulla spesa energetica e quindi hanno la possibilità di impegnare le risorse in altro modo. Più alta è l’incidenza sul Pil della bolletta energetica, più alta sarà la propensione alla spesa.  

Se vogliamo scendere nel dettaglio e vedere quali sono i vantaggi per le imprese e per le famiglie, secondo alcune stime, se i prezzi del greggio si abbassano del 10-15% le aziende con venti e più dipendenti potrebbero avere una crescita di fatturato di circa 650 milioni di Euro e una crescita di investimenti di circa 27 milioni di Euro.

È interessante vedere anche il comportamento di spesa delle famiglie, che si traduce necessariamente in uno sviluppo economico: in un anno sarebbero 2,1 i miliardi di Euro risparmiati dalla spesa del carburante che andrebbero ad incrementare gli altri consumi.

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Autore:
redazione


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